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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Trilussa
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mwbqTrilussacite-ref-1[1], pseudonimo di Carlo Alberto Camillo Salustricite-ref-nome-2-0[2] (Roma, 26 ottobre 1871cite-ref-antenati-3-0[3] – Roma, 21 dicembre 1950), è stato un poeta, scrittore e giornalista italiano, particolarmente noto per le sue composizioni in dialetto romanesco.

Contents

Opere
Note

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Biografia

Infanzia e istruzione (1871-1886)

Carlo Alberto Camillo Salustri nasce a Roma il 26 ottobre 1871 da Vito, cameriere originario di mwfwAlbano Laziale, e Carlotta Poldi, sarta mwgabolognese a mwgqvia del Babuinocite-ref-antenati-3-1[3]. Secondogenito dei Salustri, venne battezzato il 31 ottobre nella mwhgchiesa di San Giacomo in Augusta, con l'aggiunta di un quarto nome, Mariano.cite-ref-nome-2-1[2]cite-ref-cronologia1-4-0[4] Un anno dopo, nel 1872, la sorella Elisabetta morì all'età di tre anni a causa di una mwjwdifterite. L'infanzia travagliata del giovane Carlo venne colpita nuovamente due anni dopo, il 1º aprile 1874, a causa della morte del padre Vincenzo. Carlotta Poldi, dopo la morte del marito, decise di trasferirsi con il piccolo Carlo in mwkavia Ripetta, dove rimase per soli undici mesi, per poi trasferirsi nuovamente, nel palazzo in mwkqpiazza di Pietra del marchese Ermenegildo Del Cinque, padrino di Carlo. Probabilmente è alla figura del marchese Del Cinque che Trilussa dovrà la conoscenza di mwkgFilippo Chiappini, poeta romanesco seguace del mwkwBelli;cite-ref-cronologia2-5-0[5] infatti Chiappini, nel sonetto mwmaAr marchese Riminigirdo Der Cinque, indirizzato al padrino di Carlo Alberto, sembra riferirsi a Carlotta Poldi e a suo figlio quando, nella terzina conclusiva, scrive:

(ROMANESCO)

«S'aricordi de me: non facci sciupo

de la salute sua, ch'adesso è bbona,

un zaluto a Ccarlotta e un bacio ar pupo.»

(italiano)

«Si ricordi di me: non rovini

la sua salute, adesso che è buona,

un saluto a Carlotta e un bacio al bambino.»

(Filippo Chiappini, Ar marchese Riminigirdo Der Cinquecite-ref-cronologia2-5-1[5])

Nel 1877 Carlotta iscrisse suo figlio alle scuole municipali San Nicola, dove Carlo frequentò la prima e la seconda elementare. In seguito, nell'ottobre 1880, sostenne l'esame per essere ammesso al mwnwCollegio Poli dei mwoaFratelli delle scuole cristiane, ma avendo sbagliato una semplice sottrazione, fu costretto a ripetere il secondo anno. A causa della sua negligenza e dello scarso impegno dovette ripetere anche la terza classe per poi, nel 1886, abbandonare definitivamente gli studi formali, nonostante le pressioni della madre, dello zio Marco Salustri e del professor Chiappini, che insistettero affinché Carlo continuasse a studiare.cite-ref-cronologia3-6-0[6]

Esordi e le Stelle de Roma (1887-1890)

Nel 1887, all'età di sedici anni, presentò a mwsaGiggi Zanazzo, poeta dialettale direttore del mwsqmwsgRugantino, un suo componimento chiedendone la pubblicazione. Il sonetto di ispirazione belliana, intitolato mwswL'invenzione della stampa, partendo dall'invenzione di mwtaJohann Gutenberg sfociava, nelle terzine finali, in una critica alla stampa contemporanea:

(ROMANESCO)

«Cusì successe, caro patron Rocco,

Che quanno annavi ne le libbrerie

Te portavi via n' libbro c'un baijocco.

Mentre mo ce so' tante porcherie

De libri e de giornali che pe n' sordo

Dicono un frego de minchionerie.»

(italiano)

«Così succedeva, caro patron Rocco,

che quando andavi nelle librerie

acquistavi un libro con

cinque centesimi

.

Mentre adesso ci sono tanti libri e giornali

fatti male che per cinque centesimi

dicono moltissime sciocchezze.»

(Trilussa, L'invenzione della stampacite-ref-stampa1-8-0[8]cite-ref-stampa2-9-0[9])

Zanazzo accettò di pubblicare il sonetto, che apparve nell'edizione del 30 ottobre 1887 firmato in calce con lo pseudonimo mwvwTrilussa. Da questa prima pubblicazione iniziò un'assidua collaborazione con il periodico romano, grazie anche al sostegno e all'incitamento di mwwaEdoardo Perino, editore del mwwqRugantino, che porterà il giovane Trilussa a pubblicare, tra il 1887 e il 1889, cinquanta poesie e quarantuno prose.cite-ref-cronologia4-10-0[10]

Tra le tante poesie stampate tra le pagine del mwxwRugantino, riscossero un successo clamoroso le mwyaStelle de Roma, una serie di circa trenta mwyqmadrigali che omaggiavano alcune delle più belle fanciulle di Roma. A partire dalla prima mwygstella, pubblicata il 3 giugno, le poesie dedicate alle donzelle romane acquistarono progressivamente popolarità tale da coinvolgere l'intera redazione del mwywRugantino. Più autori, celati dietro a pseudonimi, si cimenteranno nella stesura di poesie intitolate a mwzastelle sulla falsariga di quelle trilussiane. La popolarità che ottennero le sue composizioni spinse Trilussa a selezionarne venti e, dopo aver effettuato un lavoro di revisione durante il quale apportò sostanziali modifiche alle poesie scelte, le pubblicò in quella che sarà la sua prima raccolta di poesie, mwzqmwzgStelle de Roma. Versi romaneschi, pubblicata nel 1889 da Cerroni e Solaro. Tuttavia l'improvvisa popolarità portò con sé le critiche dei belliani, che lo attaccarono per i temi trattati e lo accusarono di utilizzare un romanesco amalgamato all'italiano. Tra questi ci fu lo stesso Filippo Chiappini, che con lo pseudonimo di mwzwMastro Naticchia canzonò il suo pupillo per mezzo di due poesie pubblicate sul mwaaRugantino.cite-ref-cronologia4-10-1[10]cite-ref-stelle-11-0[11]

Dopo la pubblicazione della sua prima opera, le collaborazioni con il mwcgRugantino diminuirono di frequenza; tuttavia Trilussa rimase fortemente legato all'editore Perino, con cui pubblicò, nel 1890, l'almanacco mwcwmwdaEr Mago de Bborgo. Lunario pe' 'r 1890, una ripresa dell'omonimo almanacco ideato nel 1859 dal poeta romanesco Adone Finardi, realizzato in collaborazione con Francesco Sabatini, in arte mwdqPadron Checco, e il disegnatore Adriano Minardi, in arte mwdgSilhouette. Trilussa scrive per l'almanacco un sonetto per ogni mese dell'anno, con in aggiunta un componimento di chiusura e alcune prose in romanesco.cite-ref-cronologia4-10-2[10]cite-ref-borgo-12-0[12]

Il Don Chisciotte e le favole rimodernate (1891-1900)

L'esperienza del lunario venne ripetuta anche l'anno successivo con mwggmwgwEr Mago de Bborgo. Lunario pe' 'r 1891: questa volta i testi sono tutti di Trilussa, senza la collaborazione di Francesco Sabatini, ma accompagnati nuovamente dai disegni di Silhouette.cite-ref-borgo2-13-0[13] Nel frattempo il poeta romano collaborò con vari periodici, pubblicando poesie e prose su mwiaIl Ficcanaso. Almanacco popolare con caricature per l'anno 1890, mwiqIl Cicerone e mwigLa Frusta. Ma la collaborazione più importante per Trilussa giunse nel 1891, quando iniziò a scrivere per il mwiwDon Chisciotte della Mancia, un quotidiano di diffusione nazionale, alternando mwjaarticoli satirici che prendevano di mira la politica di mwjqCrispi e cronache cittadine. La produzione sul giornale si infittì nel 1893, quando il quotidiano cambiò denominazione diventando mwjgIl Don Chisciotte di Roma, e Trilussa, a ventidue anni, entrò a far parte del comitato redazionale del giornale.cite-ref-cronologia4-10-3[10]cite-ref-cronologia5-14-0[14]

Fu in questo periodo che Trilussa preparò la pubblicazione del suo secondo volume di poesie, mwnqmwngQuaranta sonetti romaneschi, una raccolta che a dispetto del nome contiene quarantuno sonetti, selezionati prevalentemente dalle recenti pubblicazioni su mwnwIl Don Chisciotte di Roma e in parte dalle poesie più datate pubblicate sul mwoaRugantino; la raccolta, pubblicata nel 1894, segnò l'inizio della collaborazione tra Trilussa e l'editore romano Voghera, rapporto che si prolungherà per i successivi venticinque anni.cite-ref-cronologia5-14-1[14]cite-ref-quaranta-15-0[15]

È sul giornale di mwqgLuigi Arnaldo Vassallo che nasce, tra il 1885 e il 1899, il Trilussa favolista: sono dodici le favole del poeta che comparvero sul mwqwDon Chisciotte; la prima tra queste fu mwraLa Cecala e la Formica, pubblicata il 29 novembre 1895, che oltre ad essere la prima favola scritta e da Trilussa, è anche la prima delle cosiddette mwrqfavole rimodernate,cite-ref-rimodernate-16-0[16] che Diego De Miranda, il redattore della rubrica mwsgTra piume e strascichi, in cui la favola fu pubblicata, annunciò così:

«Favole antiche colla morale nuova. Trilussa, da qualche tempo, non pubblica sonetti: non li pubblica perché li studia. Si direbbe che, acquistando la coscienza della sua maturità intellettuale, il giovane scrittore romanesco senta il dovere di dare la giusta misura di sé, di ciò che può, della originalità del suo concepimento. E osserva e tenta di fare diversamente da quanto ha fatto finora. E ha avuto un'idea, fra l'altro, arguta e geniale: quella di rifare le favole antiche di

Esopo

per metterci la morale corrente.»

(Diego De Mirandacite-ref-cronologia5-14-2[14])

Quando De Miranda afferma che il poeta romano non pubblica più sonetti mwuqperché li studia, probabilmente si riferisce alla raccolta che Trilussa sta preparando, e di cui lui è a conoscenza, che vedrà la luce solamente nel 1898, stampata presso la Tipografia Folchetto col titolo mwugAltri sonetti. Preceduti da una lettera di Isacco di David Spizzichino, strozzino. Il curioso titolo dell'opera ha origine da un episodio che i biografi considerano reale:cite-ref-spizzichino1-17-0[17]cite-ref-spizzichino2-18-0[18]cite-ref-spizzichino3-19-0[19] Trilussa, in difficoltà economiche, chiese un prestito a Isacco di David Spizzichino, un usuraio, garantendogli di restituirli dopo la pubblicazione del suo successivo libro. Ma il libro tardò ad essere pubblicato, e Isacco mandò una lettera perentoria al poeta; Trilussa decise di riportare la vicenda con l'allegria e l'ironia che lo contraddistinsero sempre: inserì nella raccolta una dedica al suo usuraio e la lettera intimidatoria a mo' di prefazione dell'opera.cite-ref-cronologia5-14-3[14]

Nel frattempo il poeta romano iniziò a diventare dicitore dei suoi versi, che declamava in pubblico nei circoli culturali, nei teatri, nei salotti aristocratici e nei mwzqcaffè concerto, luogo prediletto da Trilussa, simbolo della mwzgBelle Époque. Senza conoscere il tedesco, nel 1898 Trilussa si avventurò nella sua prima esperienza estera, a mwzwBerlino, accompagnato dal trasformista mw0aLeopoldo Fregoli.cite-ref-cronologia5-14-4[14] Nei primi anni del 1900, secondo la tradizione locale, Trilussa si trasferì per un periodo a mw1qGrotte Santo Stefano, spinto dall’amore per una giovane attrice legata al borgo. Vi rimase alcuni anni, vivendo una parentesi discreta e quasi privata, senza attività letterarie ufficialmente documentate. Quando l’amore non fu ricambiato, la donna tornò a mw1gRoma e Trilussa, deluso, lasciò mw1wGrotte Santo Stefano per farvi ritorno anche lui.

Trilussa dicitore (1901-1914)

Continuando la scia del successo iniziò a frequentare i "salotti" nel ruolo di mw5qpoeta-commentatore del fatto del giorno. Durante il mw5gVentennio evitò di prendere la tessera del mw5wPartito fascista, ma preferì definirsi un non mw6afascista piuttosto che un mw6qantifascista. Pur facendo satira politica, i suoi rapporti con il regime furono sempre sereni e improntati a reciproco rispetto. Nel 1922 la mw6gArnoldo Mondadori Editore iniziò la pubblicazione di tutte le raccolte. Sempre nel 1922 lo scrittore entra in mw6wArcadia con lo pseudonimo di Tibrindo Plateo, che fu anche quello del mw7aBelli.

Fu mw7gpadrino di mw7wbattesimo del giornalista e radiocronista sportivo mw8aSandro Ciotti.cite-ref-20[20] Il mw9qPresidente della Repubblica mw9gLuigi Einaudi nominò Trilussa mw9wsenatore a vita il 1º dicembre 1950, venti giorni prima che morisse (si legge in uno dei primi numeri di "mw-aEpoca" dedicato, nel 1950, alla notizia del suo decesso, che il poeta, già da tempo malato, e presago della fine imminente, con immutata ironia, avesse commentato: "M'hanno nominato senatore a morte"; resta il fatto che Trilussa, benché settantanovenne al momento del trapasso, si ostinava con civetteria d'altri tempi a dichiarare di averne 73).

Le sue ultime parole, pronunciate quasi farfugliando alla fedelissima domestica Rosa Tomei, pare siano state: "Mò me ne vado". La fantesca, invece, riferì al giornalista di "Epoca" che la intervistò: "Gli stavo preparando una sciarpa nuova, ora non gli servirà più". Morì il 21 dicembre; lo stesso giorno di mwaqgGiuseppe Gioachino Belli, altro poeta romanesco, e di mwaqkGiovanni Boccaccio. Era alto quasi due metri, come testimoniano le foto a corredo della notizia della sua morte, pubblicate dal settimanale mondadoriano "Epoca" nel 1950.

È sepolto nello storico mwaqscimitero del Verano in Roma, dietro il muro del Pincetto sulla rampa carrozzabile, nella seconda curva. Sulla sua tomba in marmo è scolpito un libro, sul quale è incisa la poesia mwaqwFelicità. La raccolta di mwaq0Tutte le poesie uscì postuma, nel 1951, a cura di mwaq4Pietro Pancrazi, e con disegni dell'autore.

Stile e tematiche

La satira politico-sociale

Con un linguaggio arguto, appena increspato dal dialetto borghese, Trilussa ha commentato circa cinquant'anni di cronaca mwaryromana e mwarcitaliana, dall'mwargetà giolittiana agli anni del mwarkfascismo e a quelli del mwarodopoguerra. La corruzione dei politici, il fanatismo dei mwarsgerarchi, gli intrallazzi dei potenti sono alcuni dei suoi bersagli preferiti. In alcune sue poesie, come mwarwEr venditore de pianeti, Trilussa manifestò anche un certo mwar0patriottismo di marca mwar4risorgimentale.

Ma la mwasasatira politica e sociale, condotta d'altronde con un certo scetticismo mwasequalunquistico, non è l'unico motivo ispiratore della poesia trilussiana: frequenti sono i momenti di mwasicrepuscolare malinconia, la riflessione sconsolata, qua e là corretta dai guizzi dell'ironia, sugli amori che appassiscono, sulla solitudine che rende amara e vuota la vecchiaia (i modelli sono, in questo caso, mwasmLorenzo Stecchetti e mwasqGuido Gozzano).

La chiave di accesso e di lettura della satira del Trilussa si trovò nelle mwasyfavole. Come gli altri favolisti, anche lui insegnò o suggerì, ma la sua morale non fu mai generica e vaga, bensì legata ai commenti, quasi in tempo reale, dei fatti della vita. Non si accontentò della felice trovata finale, perseguì il gusto del divertimento per sé stesso già durante la stesura del testo e, ovviamente, quello del lettore a cui il prodotto veniva indirizzato.

Il poeta in romanesco

Trilussa fu il terzo grande poeta dialettale romano comparso sulla scena dall'mwaskOttocento in poi: se mwasoBelli con il suo mwassrealismo espressivo prese a piene mani la lingua degli strati più popolari per farla confluire in brevi icastici sonetti, invece mwaswPascarella propose la lingua del popolano dell'mwas0Italia Unita, che aspira alla cultura e al ceto borghese, inserita in un respiro narrativo più ampio. Infine Trilussa ideò un linguaggio ancora più prossimo all'mwas4italiano, nel tentativo di portare il vernacolo del mwas8Belli verso l'alto. Trilussa alla Roma popolana sostituì quella mwataborghese, alla mwatesatira storica l'mwatiumorismo della cronaca quotidiana.

In particolare Trilussa ha la capacità di evidenziare meschinità e debolezze tipiche delle persone attraverso metafore efficaci e graffianti, spesso basate su episodi che hanno come protagonisti animali domestici. È questo il caso del noto sonetto mwatqEr cane moralista in cui all'iniziale comportamento censorio e critico verso comportamenti riprovevoli, segue un finale in cui l'accomodamento e il reciproco interesse richiamano situazioni non rare nei comportamenti umani.

Opere

Tra il 1887 e il 1950 Trilussa ha pubblicato le sue poesie inizialmente sui giornali per poi raccoglierle in un secondo momento in volumi. Questo gli permetteva di cogliere immediatamente i giudizi dei lettori, oltre a mostrargli la resa artistica dei suoi componimenti a una prima stesura. Solo successivamente avveniva un lavoro di selezione e di perfezionamento delle sue poesie, scartando quelle meno attuali, adoperando interventi stilistici, metrici e linguistici. Questa seconda fase rendeva le raccolte del poeta romano non una semplice collezione e riproposizione di poesie disseminate sulle pagine dei quotidiani, ma veri e propri libri di poesie, perfezionati e, all'occorrenza, rinnovati in relazione al contesto sociale.cite-ref-profilo-21-0[21]

• mwauomwausQuaranta sonetti romaneschi (1894)
• mwau0Altri sonetti. Preceduti da una lettera di Isacco di David Spizzichino, strozzino (1898)
• mwau8Favole romanesche, Roma, Enrico Voghera, 1901.
• mwaveCaffè-concerto, Roma, Enrico Voghera, 1901.
• mwavmEr serrajo, Roma, Enrico Voghera, 1903.
• mwavumwavySonetti romaneschi, Roma, Enrico Voghera, 1909.
• mwavgNove poesie, Roma, Enrico Voghera, 1910 (mwavkonline).
• mwavsRoma nel 1911: l'Esposizione vista a volo di cornacchia: sestine umoristiche, Roma, Tip. V. Ferri e C., 1911.
• mwav0Le storie, Roma, Enrico Voghera, 1913.
• mwav8Ommini e bestie, Roma, Enrico Voghera, 1914.
• mwawemwawiLa vispa Teresa, Roma, Casa editrice M. Carra e C., di L. Bellini, 1917.
• mwawq... A tozzi e bocconi: Poesie giovanili e disperse, Roma, Carra, 1918.
• mwawyLe finzioni della vita. , Rocca San Casciano, Licinio Cappelli, Editore, 1918.
• mwawgLupi e agnelli, Roma, Enrico Voghera, 1919.
• mwawoLe cose, Roma-Milano, A. Mondadori, 1922.
• mwawwI sonetti, Milano, A. Mondadori, 1922.
• mwaw4La Gente, Milano, A. Mondadori, 1927.
• mwaxaPicchiabbò, ossia La moje der ciambellano: spupazzata dall'autore stesso, Roma, Edizioni d'arte Fauno, 1927.
• mwaxiLibro n. 9, Milano, A. Mondadori, 1930.
• mwaxqEvviva Trastevere: poesie, bozzetti, storia della festa de nojantri, varietà, Trilussa e altri, Roma, Casa edit. Autocultura, 1930.
• mwaxyLa porchetta bianca, Milano, A. Mondadori, 1930.
• mwaxgGiove e le bestie, Milano, A. Mondadori, 1932.
• mwaxoCento favole, Milano, A. Mondadori, 1934.
• mwaxwLibro muto, Milano, A. Mondadori, 1935.
• mwax4Le favole, Milano, A. Mondadori, 1935.
• mwayaDuecento sonetti, A. Milano, Mondadori, 1936.
• mwayiSei favole di Trilussa: commentate da Guglielmo Guasta Veglia (Guasta), Bari, Tip. Laterza e Polo, 1937.
• mwayqMamma primavera: favole di Trilussa: con commento di Guglielmo Guasta Veglia: disegni di Giobbe, Bari, Tip. Laterza e Polo, 1937.
• mwayyLo specchio e altre poesie, Milano, A. Mondadori, 1938.
• mwaygLa sincerità e altre fiabe nove e antiche, Milano, A. Mondadori, 1939.
• mwayoAcqua e vino, Roma, A. Mondadori (Tip. Operaia Romana), 1945.
• mwaywLe prose del Rugantino e del Don Chisciotte e altre prose, a cura di Anne-Christine Faitrop Porta, 2 voll., Roma, Salerno, 1992. ISBN 88-8402-105-7.

Citazioni e influenze

Molte delle composizioni di Trilussa sono state a più riprese utilizzate da altri artisti come testi per le proprie mwazacanzoni, talvolta reinterpretandole. Alcuni esempi:

• mwazmNinna nanna della guerra, rivisitata da mwazqMaria Monti, su musica popolare;cite-ref-22[22]
• mwazoNinna nanna della guerra, cavallo di battaglia per molti anni di mwazsClaudio Baglioni col titolo di mwazwNinna nanna nanna ninna, specialmente nelle mwaz0registrazioni dal vivo (vedi la sua mwaz4discografia).

Una citazione della satira sui "polli" si ritrova nella canzone mwaaaPenelope di mwaaeJovanotti, nel verso "Se io mangio due polli e tu nessuno, statisticamente noi ne abbiamo mangiato uno per uno".

Esempi di utilizzo dei suoi versi si trovano anche nella musica mwaamcólta. mwaaqAlfredo Casella, ad esempio, musicò alcune favole romanesche (mwaauEr coccodrillo, mwaayLa carità, mwaacEr gatto e er cane, mwaagmwaakL'elezzione der presidente)cite-ref-23[23].

L'attore mwaa8Luca Ward ha interpretato cinque poesie nell'album mwabaEchi de Roma - Omaggio a Trilussa musicato da Andrea Montepaone (altre cinque sono cantate da Alessandro Pitoni).

La poesia mwabiLa Fede è stata ripresa e riutilizzata da mwabmpapa Giovanni Paolo I, Albino Luciani, per sviluppare una delle lettere contenute nel libro mwabqmwabuIllustrissimi. Luciani, come nella poesia, si interroga sulla mwabyfede: su che cosa essa sia e sul perché alcuni la sentano ardentemente, mentre altri non l'abbiano affatto. Luciani aggiunge poi alcuni riferimenti a mwabcManzoni. Luciani ha inoltre recitato mwabgLa Fede in un'udienza del mercoledì durante il suo breve mwabkpontificato, il 13 settembre 1978.

Opere musical su testi di Trilussa

• Alipio Calzelli, mwab0Il balbuziente: versi di Trilussa, Napoli, Bideri, 190?
• Angelo Vagnetti, mwab8Un cameriere filosofo: versi di Trilussa: musica di A. Vagnetti, Napoli, Bideri, 1903.
• Virgilio Brancali, mwaceLa ninna nanna della guerra: canto e piano: versi di Trilussa, Roma, Casa Musicale Italiana, 1917.
• Costantino Lombardo, mwacmVoci lontane: Poemetto per voci e orchestra: versi di Trilussa, Roma, Tip. Danesi, 1917.
• mwacuAlfredo Casella, mwacyQuattro favole romanesche di Trilussa musicate per canto e pianoforte, Milano, G. Ricordi, 1924.
• Cesare Franco, mwacgBolla de sapone: lirica per soprano o tenore con accompagnamento di pianoforte od orchestra: op. 46: versi di Trilussa, Bari, Raffaello Leo, 1930.
• Agostino Zanchetta, mwacoEr chirichetto: per canto e pianoforte: parole di Trilussa, Bologna, U. Pizzi Edit. Tip., 1931.
• E. Sc. Skeletti, mwacwLa felicità: per canto e pianoforte: versi di Trilussa, Milano, G. Ricordi, 1937.
• E. Sc. Skeletti, mwac4La quercia: per canto e pianoforte: versi di Trilussa, Milano, G. Ricordi, 1937.
• E. Sc. Skeletti, mwadaLa bocca: per canto e pianoforte: versi di Trilussa, Milano, G. Ricordi, 1938.
• Mario Pilati, mwadiLa tartaruga: per canto e pianoforte: poesia di Trilussa (da Le favole), Milano, G. Ricordi, 1940.
• Giuseppe Micheli, mwadqTrilussa aroma de Roma: testi di Trilussa: musiche originali di G. Micheli, Milano, Usignolo, 1976.
• Celestino Eccher, mwadySette canzoncine per bambini: su testi di Trilussa, Trento, Federazione cori del Trentino, 2000.
• mwadgEchi de Roma - Omaggio a Trilussa, album con poesie recitate da mwadkLuca Ward e cantate da Alessandro Pitoni, musiche originali di Andrea Montepaone, Roma, Edizioni Musicali FM Records, 2025.

La miniserie televisiva

mwadwRai 1 ha presentato nelle serate dell'11 e 12 marzo 2013 la miniserie in due puntate, con protagonista mwad0Michele Placido, mwad4mwad8Trilussa - Storia d'amore e di poesia.

Note

cite-note-11. mwaeyAnagramma del suo cognome.
cite-note-nome-22. Così risulta dall'atto di nascita n. 2567/71 redatto in Roma, Palazzo dei Conservatori in data 30 ottobre 1871. Alcuni biografi come Claudio Rendina riportano mwaewMarianum come quarto nome (mwae0mwae4Rendina,mwae8 p. 19)
cite-note-antenati-33. mwafuPortale Antenati.
cite-note-cronologia1-44. mwafkmwafoFelici e Costa,mwafs Cronologia (1871), pp. LXXVII-LXXVIII.
cite-note-cronologia2-55. mwagemwagiFelici e Costa,mwagm Cronologia (1872-1876), pp. LXXIX-LXXX.
cite-note-cronologia3-66. mwagcmwaggFelici e Costa,mwagk Cronologia (1877-1886), pp. LXXX-LXXXIII.
cite-note-chiappini-71. mwag0mwag4Jannattoni,mwag8 p. 42.
cite-note-stampa1-88. mwahmmwahqFelici e Costa,mwahu Poesie sparse, p. 1487.
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cite-note-cronologia4-1010. mwaiumwaiyFelici e Costa,mwaic Cronologia (1887-1890), pp. LXXXIII-LXXXVII.
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Bibliografia

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Collegamenti esterni

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• mwar0mwar4È morto Trilussa. La vecchia pendola batteva le sei articolo di mwar8mwasaStampa Sera, sulla prima pagina del 21 dicembre 1950. Da mwaseLa Stampa, Archivio storico mwasiURL consultato il 12-07-2011
• mwasqStanza di Trilussa al Museo di Roma in Trastevere mwasuURL consultato l'8-07-2011
• mwascArchivi di Teatro Napoli, Foto di Trilussa, su archiviteatro.napolibeniculturali.it. URL consultato l'8 luglio 2011.
• mwassIndici di dialettalità di Belli, Pascarella e Trilussa
• mwas0Poesie di Trilussa, su poesiedautore.it.